Ricordo di una lontana estate. Diciassette anni fa ho conosciuto quello che adesso è mio marito. Io studiavo all’Università Lingue, lui Ingegneria; io viaggiavo per studio (?!?!), lui per svagarsi dopo le fatiche dello studio; i miei soggiorni erano prevalentemente in famiglia o in college, i suoi in tenda (quando andava bene!). Io prendevo l’aereo, lui il treno. Ma la nostra prima estate, volevamo partire insieme. Ma come? Propendemmo per una semi, pseudo via di mezzo. Degli amici avevano deciso di andare in Grecia, in macchina, e noi, visto che entrambi non c’eravamo mai stati, decidemmo di accodarci. Partimmo con la sua Panda, soprannominata “Celestina” per via del suo colore, e attraversammo tutta la Sicilia, la Calabria e la Puglia fino a Brindisi per prendere la nave e traghettare fino a Corfù. Io dormivo, lui guidava e ciò lo innervosiva non poco! Ma che ci potevo fare se appena ingranava la marcia io cadevo in uno stato di catalessi? Arrivammo a Corfù a notte fonda, per cui non fu nemmeno facile trovare un campeggio. Inizio col dire che per me era la prima volta in assoluto e non vi posso dire. Ricordo solo erbacce altissime, animali dappertutto, i bagni… i bagni, meglio non ricordare. L’indomani mattina naturalmente “levammo le tende”, letteralmente. Cercammo quindi un altro campeggio. L’esperienza migliorò, ma di poco! E lì, capii che i bagni dei campeggi, semplicemente, non sono proprio nelle mie corde! Ma anche questa situazione lo infastidiva non poco. Ma che ci potevo fare io se i miei genitori mi avevano abituato a non condividere la toilette (sarebbe meglio cesso, in questo caso, ma non è fine!) con nessuno? Comunque proseguimmo il viaggio, fra alti e bassi e consigli su come fare, e finalmente arrivammo a Metzovo (dove finalmente il campeggio era abbastanza pulito e i bagni alla turca, almeno!) e alle Meteore, ma, a parte per le bellezze paesaggistiche, il viaggio proseguiva, comunque, con un certo nervosismo. Io scontenta e stanca, lui seccato dalle mie rimostranze. Arrivammo ad Atene, la patria degli Dei. Ma scoprì che neanche loro erano mai stati nei campeggi, altrimenti non sarebbero stati così sporchi e disorganizzati (o si?). Comunque i nostri amici improvvisamente dovettero ritornare in Sicilia. Che fare? Io sarei tornata, ma in aereo, tre giorni di viaggio per stare fuori solo sette giorni??? I miei viaggi duravano almeno un mese! Decidemmo di restare e proseguire da soli. Ci lasciarono un po’ scettici, pensando che non saremmo mai ritornati insieme in patria. A quel punto, soli, dovevamo decidere dove andare e pur di lasciare l’ennesimo campeggio brutto, sporco e pieno, no stracolmo, di camper e famiglie, decidemmo di spostarci su un’isola di fronte ad Atene, sperando di trovare qualcosa di meglio. E… sorpresa, ad Aegina non c’erano campeggi! “Wow”, penso io; “facciamo campeggio libero sulla spiaggia” propone invece lui! Dire che rimango basita è poco. “E qui non c’è nemmeno l’aeroporto” penso! “Mi rimane solo l’arma della gentilezza”; mi animo, quindi, di tutta la dolcezza che posso e gli propongo di affittare una camera. Forse grazie a tutta la stucchevolezza che gli ho riservato o solo perché ormai assolutamente sfinito, decise di accontentarmi. E così trovammo un posto delizioso (rispetto al campeggio, tutto mi sarebbe sembrato una reggia!). Una camera un po’ spoglia, con un armadietto a muro minuscolo (ma a che serve se c’è una comodissima unica sedia su cui accatastare e appallottolare ben bene tutto?…e io lì dovevo capire), e un bagno piccolo, piccolo, la cui doccia era davvero minuscola con il doccino talmente corto, che ci si doveva accucciare per lavarsi. Ma era tutto nostro, solo nostro, lindo, lindo (almeno dopo che l’ho pulito un po’). E poi c’era un glicine proprio sopra la nostra porta di ingresso, non vi sembra davvero romantico? Improvvisamente io sono diventata serena e simpatica, lui delizioso e dolcissimo. Decidemmo quindi di rimanere il resto della vacanza, cambiando obiettivo alla vacanza: da girovago per vedere tutto quello che c’era da vedere, a rilassante per rinfrancarci. Abbiamo cominciato a fare una vita da locali: fare la spesa, conoscere tutti i bottegai dell’isola, andare al mare, fare le piccole pulizie di casa, conoscere i vecchietti sulle soglie delle case ed essere invitati a bere Ouzo e fumare una sigaretta (solo lui) con questi gentilissimi signori, con i quali ci intrattenevamo in lunghissime chiacchierate ognuno nella propria lingua, capendoci (o almeno così pensando!) Insomma, passammo gli ultimi 15 giorni lì, senza più muoverci se non per ritornare insieme a casa, ed è stata la vacanza più bella della nostra vita. Dalla Grecia sono tornata un po’ ingrassata, per tutte le delizie che abbiamo mangiato, ma una cosa più di tutte mi è piaciuta: la MOUSSAKA, che mi ricorda quella vacanza partita così male e finita così bene! Quest’anno, dopo diciasette anni, ho deciso di provare a farla. L’ho preparata in occasione di una mega cena, sottolineando che non avevo seguito nessuna ricetta, ma solo i miei ricordi e che quindi era piuttosto un surrogato. Ma vi assicuro ha riscosso un successone.
La MIA GROSSA GRASSA (ma non troppo) pseudo MOUSSAKA GRECA:

1 kg di tritato di vitello di I scelta
1,5 kg di melanzane tunisine
Vino bianco
Mezza cipolla
1 carota
1 costa di sedano
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
3 pomodori spellati
Olio e sale
1 l. di besciamella (1 l. di latte, 3 cucchiai di fecola, 50 gr. di burro, sale, abbondante noce moscata e parmigiano)
Lavare e tagliare a fette di un centimetro (circa, anche meno) le melanzane e mettere in uno scolapasta con del sale per circa mezz’ora. Quindi sciacquare abbondantemente e asciugare. Spennellare le melanzane con dell’olio e mettere ad arrostire su una piastra ben calda.
Preparare quindi la carne. Mettere in una casseruola l’olio con la cipolla, il sedano e la carota tritati e far soffriggere. Aggiungere quindi la carne e far rosolare. A questo punto sfumare con il vino e quindi aggiungere il concentrato di pomodoro e i pomodori spellati e tritati. Far cuocere per ventina di minuti a fuoco basso e con il coperchio. Nel frattempo preparare la besciamelle, aromatizzandola con abbondante noce moscata e parmigiano. Quando tutto sarà pronto assemblare la moussaka. In una teglia fare uno strato con le melanzane, poi la besciamelle e infine la carne. Fare un altro strato e spolverizzare l’ultimo strato con abbondante parmigiano. (Io ho preparato due teglie con queste dosi). Mettere in forno a 180° per 20 minuti circa o fino a quando non ci sarà una crosticina dorata su tutta la superficie.
Con questa ricetta partecipo alla bellissima raccolta di Roxy di Curiosando in cucina ... e non solo che scade fra brevissimo! Affrettatevi anche voi!

A presto
Stefania Oliveri