venerdì 30 marzo 2012

Dolce e salato: una crepe due ricette una condivisione: the day after!

Come promesso (o vi è sembrata una minaccia?), eccoci oggi a pubblicare la versione dolce delle crepes fatte in tandem. Cioè la base è la stessa, ma il ripieno è una sorpresa... E siccome i pargoli non hanno avuto il piacere di assaggiare questa torta, non volevo privarli di cotanta gioia, così ho deciso che la crema sarebbe stato il giusto ripieno! I pargoli hanno ringraziato Anna Lisa! ;)
Devo fare però una precisazione. La mia cara amica Stefania (la discepola più attenta del maestro Montersino), mi ha fatto notare che per chiamare chibouste una crema, deve contenere anche della gelatina... In effetti, una bella dose di gelatina era prevista anche per la mia chibouste... Ma, così come ho dimostrato di non essere Marchesi, vi dimostro di non essere nemmeno Montersino, e la mia crema aveva la consistenza giusta senza gelatina... Magia, bravura o cottura prolungata? No, vi prego non rispondetemi... so già cosa mi direste!


Base della crepes (secondo la ricetta di Anna Lisa)
2 uova 0 o 1
250 latte (io intero)
50 farina grano saraceno bianco
40 fecola
20 riso
20 tapioca
1 pz sale
20 burro (io chiarificato... ormai ce lo avevo...)
Sbattete le uova e aggiungete le farine mescolando. Quindi il latte e il burro chiarificato. Lasciate riposare per una ventina di minuti, almeno.
Riprendete l'impasto delle crespelle e versatelo, un mestolo alla volta, in una padella piatta e antiaderente facendolo scorrere bene fino al bordo; non esagerate con le dosi, è importante che siano sottili. Lasciate colorire leggermente e poi rigiratele per cuocerle anche dall’altro lato (a noi ne sono venute 12).
Nel frattempo preparate il ripieno:
la crema chibouste (o chiamatela come più vi aggrada), senza uova, che io ho fatto nel Bimby (riporto come qui, ma ovviamente per sei crepes ne basterà un quarto):
500 ml di latte intero fresco
120 g di zucchero
40 g di fecola
30 g di maizena
75 g di burro
1 ml di estratto di arancio dolce (se non lo trovaste, usate succo d'arancia dolce - come ho fatto io - oppure l'aroma che riuscite a reperire)
La scorza di un’arancia bio
Schiaffate (ops, forse non è linguaggio da food blogger, ma è quello che fatto) tutti gli ingredienti nel Bimby e fate cuocere a 90° per 10 minuti a velocità 4. Se vi dovesse sembrare troppo luquida, prolungate la cottura di qualche minuto ancora.
Nel frattempo preparate la meringa italiana come fa Montersino (qui l'ho beccato bene!)
2 albumi
Il peso dei due albumi li raddoppiate in zucchero, più un cucchiaio
Un po’ d’acqua
Con la spiegazione di Stefania è vento tutto facilissimo.
Cominciate a montare a neve gli albumi, quindi aggiungete il cucchiaio di zucchero. Nel frattempo mettete in un pentolino lo zucchero e un po’ d’acqua e accendete il fuoco. Siccome non ho il termometro, il trucchetto è che da quando comincia a sobbollire dovete far passare solo 3 minuti e lo sciroppo di zucchero avrà la giusta temperatura per pastorizzare gli albumi. Spegnete il fuoco e versate lo sciroppo sugli albumi a filo, avendo cura di non versarlo sulle fruste, per non avere spiacevoli inconvenienti, e continuate a montare finché non sarà a neve ferma.
Aggiungete alla crema raffreddata e mescolate con cura. Io non ho aggiunto tutta la meringa italiana, ne ho aggiunto solo 2/3. Il rimanente l’ho messa in congelatore per guarnire la torta l’indomani.
Tagliate quindi le torte in due e spalmate ogni disco con la chiboust e sovrapponete gli altri strati, fino ad esaurimento degli ingredienti e guarnite.
Arance caramellate:
1 arancia bio
50 gr di acqua
100 gr di zucchero
Lavate bene l’arancia e tagliatela a fettine sottili. In una larga padella mettete l’acqua e lo zucchero e fate sciogliere. Quindi aggiungete le fettine di arancia e fate cuocere a fuoco moderato finché non si asciughi tutta l’acqua. Sono buonissime e con questa lunga cottura, non si percepisce più l'amaro della buccia.
Sono felice di questa collaborazione, seppur breve, con Anna Lisa, e spero che possano esserci altri momenti di condivisione culinaria ... e non solo!
P.s. Lo so che sarà un messaggio sdolcinato, ma è un post "dolce" e che sia dolce fino in fondo: sono felice di aver deciso un giorno, per caso, di aprire questo blog, perché, a parte tutto il lavoro che mi da (neanche venissi pagata...), la cosa più bella che mi ha veramente regalato, è una serie di nuove amiche vere e sincere, reali e tangibili, che ogni giorno mi riempono di affetto, e che mi danno la voglia di continuare, nonostante la grande fatica, e Anna Lisa è fra loro! :*
A presto
Stefania Oliveri

giovedì 29 marzo 2012

Dolce e salato: una crepe due ricette una condivisione



Questo post a 4 mani nasce per caso da una informazione chiesta per caso e data per caso.
Insomma, il caso ha unito me e Anna Lisa di Senza glutine... per tutti i gusti nella realizzazione comune di crepes dolci e salate partendo dalla stessa ricetta di base. Qualche giorno fa ho comprato la Farina di Grano Saraceno Bianco (Nutrifree), che avevo sentito osannare a destra e manca e io, che come sapete sono poco incline alle novità, mi sono fatta subito abbindolare... Poi però, avevo completamente rimosso dove l'avevo vista usare e così lancio un S.O.S. nelle'etere,prontamente raccolta da Anna Lisa che avevo già sperimentato delle ricette, ma non le aveva ancora pubblicate.
Fra l'altro aveva fatto delle crespelle utilizzando questa farina un paio di mesi prima oltre che per una lasagna di crepes, mai pubblicate perché, a dir suo, "la foto era un po' penosa..."
In pieno ciclone MTC, sapere che aveva usato proprio questa farina per delle crepes, mi scatena la fantasia... e quando mi propone di provare a fare una ricetta in tandem per pubblicarla insieme, non mi ascio sfuggire l'occasione e accetto immediatamente di buon grado e anzi raddoppio e le propongo di fare una versione salata e una dolce... E lei, poteva rifiutarsi???
Così, in mezzo al caos più totale che regna in questo periodo a casa sua, ma anche a casa mia non è da meno, ci siamo chiuse in cucina e abbiamo spignattato... Ahimè, proprio non ce l'abbiamo fatta a partecipare all'MTC in tandem, siamo due donne in "corriera" noi! Ma è stato bello progettare questa cosa, è stao bello condividere ansie e preoccupazioni, è stato bello condividere divertimento e spensieratezza, ed è stato bello sentirsi per telefono e ridere sulle nostre vite di corsa... Pubblichiamo lo stesso le nostre buonissime crepes e oggi vi beccate la versione salata e domani pronti per il dolce! :)


Base della crepes (secondo la ricetta di Anna Lisa)
2 uova 0 o 1
250 latte (io intero)
50 farina grano saraceno bianco
40 fecola
20 riso
20 tapioca
1 pz sale
20 burro (io chiarificato... ormai ce lo avevo...)
Sbattete le uova e aggiungete le farine mescolando. Quindi il latte e il burro chiarificato. Lasciate riposare per una ventina di minuti, almeno.
Riprendete l'impasto delle crespelle e versatelo, un mestolo alla volta, in una padella piatta e antiaderente facendolo scorrere bene fino al bordo; non esagerate con le dosi, è importante che siano sottili. Lasciate colorire leggermente e poi rigiratele per cuocerle anche dall’altro lato (a noi ne sono venute 12).
Nel frattempo preparate il ripieno:
prosciutto affumicato (senza glutine)
ricotta di pecora freschissima
pistacchi di Bronte
sale q.b.
rucola e olio per guarnire
Con un mixer tritate il prosciutto e i pistacchi insieme alla ricotta, ben sgocciolata e aggiustate di sale. Riempite le crepes e formate dei cannelloni. Adagiate su un'insalatina di rucola condita ocn olio e sale.
Ve lo dico? Buonissime!
Ed ecco la strepitosa versione di Anna Lisa

E domani siamo di nuovo qui con la versione dolce!
A presto
Stefania Oliveri

mercoledì 28 marzo 2012

Torta al cioccolato bianco con chiboust all’arancia e arance caramellate e tanti auguri ad Eleonora Ferlicchia!

Oggi è solo mercoledì e pubblico un dolce… UN DOLCE??? Dopo che da lunedì ammorbo l’etere con proclami di dieta ferrea, anzi di digiuno ad oltranza???
No, non ho desistito dai buoni propositi… almeno non ancora… Ma questa è stata l’ultima follia prima della privazione totale, del castigo, della punizione, della condanna, della penitenza, del flagello, della tortura della dieta… E siccome ancora non sono troppo arrabbiata col mondo intero, non mi sento tanto incattivita da questa condizione, vi lascio con questa dolcezza la cui foto non le rende omaggio…
Infine, siccome oggi è il compleanno della mia amica Eleonora (la mamma di Manfredi, per intenderci), le dedico questa torta con tutto l'affetto che posso. Buon compleanno meravigliosa creatura!
P.s. Come tutte le mie ricette, anche questa nasce dal fatto che volevo smaltire un kg di cioccolato bianco che avevo appena comprato (perché non si sa mai se mi dovesse servire e, toh, ce ne ho un chilo!). Avevo anche ben 8 chili di arance, però comprate dal dolce doppio (perché anche lui sa fare gli stessi affari miei), arance che, a casa, mangia solo lui…
E così cercando di qua e guardando di là, mi imbatto in una meravigliosa torta di Trish Deseine… che però aveva una crema al limone, della quale non riportava nemmeno gli ingredienti… Che fare? L’etere mi viene in aiuto e prontamente EliFla mi da la ricetta collaudata di Ginestra, che io però voglio alleggerire… Chiedo allora alle esperte montersiniane, Stefania e Anna Luisa, se posso aggiungere la meringa italiana e caso mai la panna. Concordano entrambe che la meringa italiana è più che sufficiente e così procedo… Insomma è la torta della massima collaborazione! Grazie amiche! :*


Torta al cioccolato bianco con chiboust all’arancia e arance caramellate
La base di Trish Desein da Cioccolato
120 gr di cioccolato bianco extra fine della Venchi (senza glutine)
25 cl (io 250 gr) di panna liquida
110 gr di burro ammorbidito
175 gr di zucchero
3 uova codice 0 (bio) (o 1 al massimo)
225 gr di farina così divisa:
150 gr di farina di riso tipo amido o amido di riso
50 gr di fecola di patate
25 gr. di farina di tapioca (ma potete sostituire con maizena)
2 cucchiaini di lievito consentito
Tritate (al coltello e grossolanamente, non preoccupatevi) il cioccolato bianco e fate scaldare la panna, quindi versatela sul cioccolato e fatelo sciogliere (ovviamente fuori dal fuoco). Nel frattempo sbattete il burro con lo zucchero finché non avrete un composto chiaro e spumoso. Quindi aggiungete le uova (tutte intere, alleluia) uno per volta, continuando a mescolare. A questo punto cominciate a versare, alternando, le farine, mescolate con il lievito, e il cioccolato fuso. Non sbattete troppo (non ce n’è bisogno) e versate in due stampi rotondi da 23 cm, foderati con carta forno. Fate cuocere in forno caldo a 170° C (se ventilato, o altrimenti a 180°C se statico) per circa 20/25 minuti.
Sfornate e fate raffreddare 10 minuti e poi mettete le due torte su una griglia a raffreddare.
Nel frattempo preparate la crema, senza uova, che io ho fatto nel Bimby:
500 ml di latte intero fresco
120 g di zucchero
40 g di fecola
30 g di maizena
75 g di burro
1 ml di estratto di arancio dolce (se non lo trovaste, usate succo d'arancia dolce - come ho fatto io - oppure l'aroma che riuscite a reperire)
La scorza di un’arancia bio
Schiaffate (ops, forse non è linguaggio da food blogger, ma è quello che fatto) tutti gli ingredienti nel Bimby e fate cuocere a 90° per 10 minuti a velocità 4. Se vi dovesse sembrare troppo luquida, prolungate la cottura di qualche minuto ancora.
Nel frattempo preparate la meringa italiana come fa Montersino (Peccati di gola)
2 albumi
Il peso dei due albumi li raddoppiate in zucchero, più un cucchiaio
Un po’ d’acqua
Con la spiegazione di Stefania è vento tutto facilissimo.
Cominciate a montare a neve gli albumi, quindi aggiungete il cucchiaio di zucchero. Nel frattempo mettete in un pentolino lo zucchero e un po’ d’acqua e accendete il fuoco. Siccome non ho il termometro, il trucchetto è che da quando comincia a sobbollire dovete far passare solo 3 minuti e lo sciroppo di zucchero avrà la giusta temperatura per pastorizzare gli albumi. Spegnete il fuoco e versate lo sciroppo sugli albumi a filo, avendo cura di non versarlo sulle fruste, per non avere spiacevoli inconvenienti, e continuate a montare finché non sarà a neve ferma.
Aggiungete alla crema raffreddata e mescolate con cura. Io non ho aggiunto tutta la meringa italiana, ne ho aggiunto solo 2/3. Il rimanente l’ho messa in congelatore per guarnire la torta l’indomani.
Tagliate quindi le torte in due e spalmate ogni disco con la chiboust e sovrapponete gli altri strati, fino ad esaurimento degli ingredienti e guarnite.
Arance caramellate:
1 arancia bio
50 gr di acqua
100 gr di zucchero
Lavate bene l’arancia e tagliatela a fettine sottili. In una larga padella mettete l’acqua e lo zucchero e fate sciogliere. Quindi aggiungete le fettine di arancia e fate cuocere a fuoco moderato finché non si asciughi tutta l’acqua. Sono buonissime.
Disponete le fette d’arancia sul dolce, appena si raffreddano, e decorate i lati con delle meringhe precedentemente preparate come qui e la meringa italiana, aiutandovi con una sac à poche. Quindi fiammeggiate la meringa italiana.
P.s. Era la mia prima volta col cannello!
Suggerimenti:
-la meringa italiana deve essere fiammeggiata necessariamente altrimenti sulla torta si scioglie;
-non dimenticate di non versare lo sciroppo bollente sulle lame altrimenti potreste ustionarvi, perché comincia a schizzare dovunque;
-le arance caramellate non son solo decorative, sono ottime da mangiare e ci stanno benissimo sopra. Vedrete che cuocendole piuttosto a lungo (visto le quantità degli ingredienti), perderanno l’amarostico delle bucce.
-infine, ma non ultimo, la torta è di sofficissima, talmente soffice da non aver bisogno di essere bagnata con alcun liquido ed è talmente buona che non so dirvi quanto duri, perché è finita in un batter d'occhio!

Con questa ricetta partecipo al contest di Ackyart di Arte in Cucina

A presto
Steania Oliveri

martedì 27 marzo 2012

Non una, ma tante!

E oggi, con vero piacere, non vi presento una sola ricetta, ma tante tante, pasquali e tutte gluten free!
Andate qui per leggerle e scaricarle!

P.s. Un ringraziamento speciale a Vale di In cucina senza glutine che l'ha realizzato!

A presto
Stefania Oliveri

lunedì 26 marzo 2012

Scaloppine con speck e gorgonzola e ancora un'intervista!

L'esperto di formaggi in casa è il dolce doppio. In realtà, io, fino a qualche anno fa, non ne mangiavo nemmeno. Poi sono diventata celiaca e ho deciso che non potevo eliminare, oltre a tutto quello che mi era già imposto, anche i formaggi. Così mi sono forzata e quelli di colore bianco li mangio... Cioè, li mangio, se si accompagnano anche a qualche altra cosa, in purezza non ci riesco proprio... Così quando Mauri mi ha contattato per provare alcune sue specialità, devo confessarvi, che mi sono sentita un po' spaesata... Il dolce doppio, invece, si è ringalluzzito tutto e si è esposto: "lo cucino io!" Potevo rifiutare cotanta offerta?
La scelta è caduta su un secondo (ovvio, no?), ma almeno questa domenica non sul maiale! ;)
E però, visto che ieri era domenica e, ormai, è diventata consuetudine "concedervi" con una mia intervista (:DDD), vi lascio con la quarta, fatta da Santa Cristina



Scaloppine con speck e gorgonzola
Ingredienti per 5:
600 gr di magatello di vitello (tagliata a fette sottili)
100 gr di gorgonzola dolci Mauri (Bontàzola)
100 gr di speck a fettine molto sottili
50 gr di grappa
40 gr di burro
poca farina di riso
brodo vegetale (io homemade)
sale e pepe
Battete le fettine fra due fogli di carta forno perché devono essere molto sottili. Incidete i bordi per non farla arricciare in cottura. Infarinatele con un velo di farina di riso e scuotete l'eccesso. Mettete il burro in una padella molto larga e fate fondere a fuoco basso. Mettete le scaloppine e alzate la fiamma, e fatele dorare da entrambi i lati. Salate leggermente e bagnate con la grappa e lasciatela evaporare. Unite poco brodo e continuate la cottura per circa tre minuti. Quindi disponete su ogni scaloppina, una fettina di speck e un po' di gorgonzola. Coprite e fate sciogliere il formaggio. Pepate e far cuocere ancora due minuti.
Impiattate e servite su un letto di rucola.
Noi abbiamo pasteggiato con un rosso del Santa Cristina, davvero eccezionale!


A presto
Stefania Oliveri

venerdì 23 marzo 2012

Crepes aringa e mela e un sassolino nella scarpa...


Quando i miei pargoli dicono “questo è mio”, il mio dolce doppio risponde che “mio, lo dice il gatto!” E lo dice anche a me… Ma a distanza di 18 giorni dal “mio” compleanno, il “mio” regalo, ambito da tutta la famiglia, usato allegramente dall’uomo di casa, regalo che io non avevo desiderato nemmeno per un momento e anzi avevo sottolineato che non mi serviva affatto, ha subìto un passaggio di proprietà… Da “mio” (ad uso e consumo di tutti), è passato a “suo” ad uso e consumo esclusivo… pure tutte le mie cose ha cancellato (il mio account, le mie foto, le mie ricette, i miei appunti…)
Effettivamente “mio” non l’ha detto… però devo dire, di aver intuito “non è più tuo e non lo tocchi mai più!”
Mi sa che per il suo compleanno riceverà delle bellissime teglie con fondo estraibile, che desidero da tanto tempo… e saranno solo sue!


Crepes salate con aringa e mela
Per le crepes (come qui):
250 ml latte
1 noce di burro chiarificato
125 g farina Biaglut pacco da 1/2 kg!
2 uova
Per il ripieno:
Aringa affumicata
mela verde Granny smith
yougurt bianco (meglio se greco)
cipolla rossa
olio
sale
Sbattete le uova e aggiungete la farina mescolando. Quindi il latte e il burro chiarificato. Lasciate riposare per una ventina di minuti, almeno.
Riprendete l'impasto delle crespelle e versatelo, un mestolo alla volta, in una padella piatta e antiaderente facendolo scorrere bene fino al bordo; non esagerate con le dosi, è importante che siano sottili. Lasciate colorire leggermente e poi rigiratele per cuocerle anche dall’altro lato (a noi ne sono venute 12).
Nel frattempo preparate il ripieno:
Tagliate l'aringa a tocchetti piccoli e anche la mela, dopo averla lavata bene (e assolutamente non sbucciatela!). Tritate anche la cipolla e mescolate tutto con lo yogurt, un po' d'olio e il sale (attenzione perché l'aringa è molto saporita).

Le crepes sono piaciute tanto sia ai pargoli che all'ospite, che mi hanno fatto promettere di rifarle al più presto... ma io sono come Paganini... ;)

Con questa ricetta partecipo all'MTC di questo mese.

A presto
Stefania Oliveri

giovedì 22 marzo 2012

Risotto radicchio con salsa al mandarino per la Recipe-tionist di marzo!


Quando mi sento un po' giù (e capita spesso), ascolto questa canzone di Bennato... Parla di riscatto e di tenere duro... magari aiuta qualcuno...

Un giorno credi di Edoardo Bennato


Un giorno credi di essere giusto
e di essere un grande uomo
in un altro ti svegli
e devi cominciare da zero

Situazioni che stancamente
si ripetono senza tempo
una musica per pochi amici
come tre anni fa

A questo punto non devi lasciare
qui la lotta è più dura, ma tu
se le prendi di santa ragione
insisti di più

Sei testardo, questo è sicuro
quindi ti puoi salvare ancora
metti tutta la forza che hai
nei tuoi fragili nervi

Quando ti alzi e ti senti distrutto
fatti forza e vai incontro al tuo giorno
non tornar sui tuoi soliti passi
basterebbe un istante

Mentre tu sei l'assurdo in persona
e ti vedi già vecchio e cadende
raccontare a tutta la gente
del suo falso incidente

Questa canzone ha un grande effetto terapeutico esattamente come ce l'ha avuto questo risotto!

Il risotto di Valeria di Murzillo Saporito
Ingredienti per 6 persone:
500 gr di riso integrale
400 gr di radicchio
pancetta affumicata (sostituzione della salsiccia che ho dimenticato di comprare)
8 mandarini
1 litro di brodo vegetale home made
2 scalogni (quelli veri)
1/2 bicchiere di vino bianco
un cucchiaino di paprika piccante (al posto della salsa Worcester)
una noce di burro
olio

Preparazione:
Preparate la salsa al mandarino. Pelate i mandarini e con un passaverdure ricavatene il sugo e la polpa.
In un pentola fate rosolare uno scalogno tritato con un filo d'olio e unite la polpa dei mandarini; fate ridurre ottenendo una salsa densa.
Nel frattempo preparate il risotto. Fate imbiondire l'altro scalogno tritato, con un filo d'olio in un tegame dal fondo spesso. Unite il riso e fatelo brillare per un paio di minuti mescolando, quindi alzate la fiamma e fate sfumare col vino bianco. A questo punto iniziate ad aggiungere il brodo bollente a mestolate per portare a cottura il riso.
A metà cottura circa unite il radicchio tagliato a listarelle e la paprika e continuate la cottura del risotto sempre mescolando.
Nel frattempo fate cuocere in un padellino antiaderente senza aggiungere alcun condimento la pancetta.
Controllate la cottura del riso (per il riso integrali ci vogliono circa 40 minuti) e se necessario (io ho utilizzato del brodo salato e quindi non ho aggiunto altro sale) aggiustate di sale, togliete dal fuoco e aggiungete una noce di burro, la pancetta e il parmigiano.
Servite accompagnando il risotto con la salsa al mandarino.

Con questa ricetta partecipo al Recipe-tionist di Eli-Fla

che per questo mese vede protagonista la bravissima Valeria di Murzillo Saporito!
A presto
Stefania Oliveri

mercoledì 21 marzo 2012

Matilde di Canossa e il suo biancomangiare... salato e senza glutine!



Se parlo di una donna forte e modernissima, che ha lottato strenuamente per i suoi diritti, a che epoca pensate? Non certo al medioevo. E invece la donna di cui vi parlerò oggi è vissuta proprio in quel periodo e seppur sconosciuta ai molti, mi ha affascinato con la sua storia.
Matilde di Canossa, conosciuta (???) ai più per lo storico incontro che realizzò fra il papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, suo cugino, fu una donna fortissima e valorosa… ed estremamente contemporanea! Rimasta orfana di padre a soli 8 anni e uccisi anche due suoi fratelli maggiori, alla madre di Matilde non rimase che sposare un uomo, per mantenere i suoi possedimenti. Le toccò in sorte un lontano parente, Goffredo di Lorena, anche egli vedovo e con un figlio, Goffredo detto il Gobbo; che venne subito piazzato con Matilde, alla morte del padre. Ella però fu addestrata a combattere con lancia e spada, a piedi e a cavallo, e, diciottenne, guidò per la prima volta le schiere del patrigno Goffredo in battaglia.Ma questo era solo il primo di oltre sessanta combattimenti cui Matilde partecipò, non sempre con esiti positivi, ma con tenacia e acume tattico, esattamente come la madre Beatrice, anch'ella comandante in capo dei suoi feudatari. La sua figura di donna guerriera, però, non mise mai in ombra la sua fama di bellezza ("era alta, forte, con denti splendidi e capelli biondo fulvo") né la sua umiltà e devozione.
Certo non possiamo parlare di matrimonio d’amore, ma ebbero anche una bimba, che però morì prematuramente. A questo punto Matilde lasciò il marito per tornarsene a Mantova. Tre anni dopo anche suo marito fu assassinato e così a soli 30 anni cominciò a regnare da sola per oltre 40 anni, dimostrando di essere un ottimo capo di stato.
Fu modernissima per un’altra ragione e cioè sposò un ragazzo più giovane di lei di 27 anni! In realtà, anche qui la motivazione non fu l’amore, ma l’alleanza con un casato di duchi di Baviera ostili all’imperatore Enrico IV e a favore del Papa, cosa che Matilde favorì sempre. Il ragazzo però era troppo giovane, solo 15 anni e assolutamente imberbe. Non voglio fare pettegolezzi, ma il primo incontro amoroso fu un vero disastro, raccontano le cronache del tempo, che rincarano la dose asserendo che l’impedimento fosse di naturale frigidità del ragazzo, tanto da passare alla storia col nome di Guelfo il pingue e l’impotente. Ovviamente fu allontanato anche lui e non ci saranno eredi nemmeno da questo matrimonio… Adottò però il conte fiorentino Guido Guerra e donò alla chiesa (alla sua morte) tutti i suoi beni. Giunti a questo punto Enrico V, figlio e successore di Enrico IV, reintegrò Matilde nei suoi possedimenti (eccetto che per la Toscana) e la nominò viceregina di Italia. Matilde a ormai 69 anni (una bella età per l’epoca) essendo anche ammalata e decidse di ritirarsi nei suoi castelli dove morirà da lì a poco. Adesso è sepolta nella Basilica di San Pietro in Vaticano. La sua tomba scolpita dal Bernini è detta "Onore e Gloria d'Italia".
Ma perché vi ho parlato di questa donna? Perché a lei è legato un fatto storico e a questo fatto storico un piatto antico che nei secoli si è un po’ perso: il biancomangiare. Si racconta infatti che grazie a lei l’imperatore Enrico IV si prostrasse per tre giorni davanti al Papa, restando addirittura scalzo sulla neve per chiedere perdono e far ritirare la scomunica che pendeva sul suo capo, dopo che egli stesso l’aveva scomunicato perché non eletto secondo le norme canoniche stabilite nel 1059. L’enorme appoggio del Papa da tutti gli stati Europei e la mediazione di Matilde fecero sì che egli decidesse di sottomettersi e grazie all’intercessione di Matilde, il Papa accettò le sue scuse. In quella occasione venne servito il biancomangiare, ma in versione salata, per simboleggiare la purezza del cuore.
La versione che arriva ai nostri giorni è quella dolce, molto più conosciuta, ma dopo una serie di ricerche sono arrivata a questa versione salata, che doveva essere più o meno la versione dell’epoca, come è scritto qui. Io ho seguito il procedimento passo passo… ma non mi vergogno a dire che non è nient’altro che pollo e bechamelle! ;)


Biancomangiare salato secondo l'uso medievale
• 150 g di mandorle
• 25 g di farina di riso
• ½ litro di brodo di gallina
• 150 g di petto di gallina con cui si è fatto il brodo oppure di petto di pollo
• 5 cl circa di acqua di rose
• spezie
• sale
Per prima cosa dobbiamo preparare un buon brodo di pollo.
• 3 litri d’acqua (preferibilmente di fonte)
• 1 bel pollo ruspante di 1,3 – 1,5 kg
• 3-4 carote
• 1 patata
• 1 grossa cipolla sbucciata e picchiettata con 4 chiodi di garofano
• 1 bel cucchiaino di pepe in grani
• 2 foglie d’alloro
• sale grosso
Mettete il pollo, dopo averlo fiammeggiato, in un pentolone e ricoprite con abbondante acqua fredda. Coprite con un coperchio e portate ad ebollizione a fuoco moderato. Quindi abbassate la fiamma al minimo per far sobbollire. Nel frattempo con una schiumarola togliete le impurità che affiorano in superficie. Pulite le verdure, lavatele e aggiungetele alla carne. Salate moderatamente , aggiungete il pepe in grani e l’alloro e fate cuocere per circa 1 ora e mezzo/ 2. Togliete il pollo e prelevate la carne. Nel frattempo filtrate il brodo. Si conserva in frigorifero. Il giorno dopo, sgrassate togliendo lo strato di grasso superficiale.
A questo punto, avendo il brodo pronto e anche il pollo possiamo procedere al biancomangiare. Tritate il pollo molto finemente. Spellate (o comprate quelle già sbucciate) e pestate le mandorle, stemperatele assieme alla farina di riso in ½ litro di brodo tiepido e filtriate. Fate bollire il latte così ottenuto e salate (se ve ne fosse bisogno). Aggiungete il trito di carne e cuocete, mescolando, finché la miscela non si addensi. La consistenza deve essere quella di una crema piuttosto densa. A fine cottura aggiungiamo l’acqua di rose. Servite tiepido, in un’unica coppa oppure in coppette individuali dopo aver spolverato con una miscela di spezie dolci (zenzero, cannella, alloro e chiodi di garofano).
Essendo considerato un antipasto io ho preferito la versione moderna in finger food.

Suggerimenti:
- dopo aver filtrato il brodo e separato dalle mandorle, ridotte in farina, ho deciso che siccome il sapore delle mandorle si perdeva completamente, di aggiungere le mandorle filtrate. Secondo me hanno dato un po’ più sapore al biancomangiare e soprattutto una consistenza diversa, ma non sono riuscite a dare la svolta che mi aspettavo. Insomma se avessi fatto una normale bechamelle e aggiunto il pollo in brodo, con le spezie, sarebbe stato pressoché uguale il risultato…

Detto questo, vi ricordo che oggi, seppur primavera, per me è l’ultimo appuntamento del mio blog con le (st)Renne. Domani toccherà ad EliFla e venerdì a Mapi e poi verrà il turno delle (st)Renne per un mese Eleonora, Mai, Patty, Gaia e Greta.


Ne approfitto per mostrare la mia solidarietà ad Eleonora che per tutta la settimana lascerà il blog chiuso in segno di lutto per i fatti gravosi successi a Toulouse, in cui hanno perso la vita quattro poveri innocenti. In un momento in cui si predica la tolleranza, in cui si cerca di insegnare a rispettare il prossimo, in cui si agogna una convivenza civile e pacifica, un fatto del genere ci sconvolge e ci addolora ancor di più… Perché queste cose non accadano più…


Infine, ma non per ultimo vi ricordo che il contest delle (st)Renne sulle donne (st)raordinarie (ma andate e leggere qui cosa si intende per straordinarie), si concluderà il primo di aprile e avrà 5 vincitori che concorreranno per vincere un magnifico weekend all’Agriturismo Baglio Costa di Mandorle di Paceco (TP),
oltre ad essere elette (st)Renne per un mese… Quindi che aspettate?
A presto
Stefania Oliveri

lunedì 19 marzo 2012

Gli originali di sconosciuti... ma senza glutine!

Io non ho mai fumato e sono pure felice di questo, per cui quando la mia amica i ha chiesto di fare un pacchetto di sigarette, mi sono sentita venire meno... Ma il giorno del compleanno è un giorno speciale e non volevo deluderla.
Mi mostra orgogliosa il pacchetto da riprodurre... e mi viene un mancamento. Ma chi le ha viste mai 'ste sigarette??? Ma un pacco di Marlboro, che almeno conosco, no? A complicare il tutto, l'amica, non mi vuole dare il pacchetto, perché le sigarette non sono finite... Insomma, cerco di memorizzare e poi confido su internet.
A casa scopro con orrore che esistono un'infinità di modelli, tutti diversi, ma nessuno che assomigli a quello mostratomi...
Decido che sono un'artista e che lo interpreto a modo mio... d'altronde se faccio falsi d'autore, posso pure fare originali di sconosciuti, no?
Alla fine saprò se mi vuole davvero bene, no?



La foto non rende giustizia, fatta all'ultimo momento e di frettissima...
La torta è uguale a questa... le era piaciuta talmente che l'ha voluta uguale!

domenica 18 marzo 2012

LE STRENNEinc. presentano......

"Parlami, D'amore Annalu!"- antologia degli scatti più emozionanti, coinvolgenti e commoventi della Strenna più esilarante, creativa e meravigliosamente incorreggibile di tutte, che oggi compie 38 anni. Vogliamo festeggiarlo con un piccolo pensiero, che è un regalo per tutti: perchè le sue fotografie sono un'iniezione di emozioni allo stato puro, una staffilata che va dritta al cuore, un groppo in gola che blocca il respiro- e meriterebbero per questo ben altri prosceni, più affollati ed autorevoli.


Clicca qui per vedere
L'augurio è che siano tutte dietro l'angolo, le mille occasioni che si merita-e pure tutte in fila, in modo che possa coglierle ad una ad una, senza tralasciarne nessuna. Da parte nostra, vogliamo comunque tributargli il riconoscimento più ambito, più agognato, la statuetta che tutti bramerebbero avere e che da oggi risplenderà nel suo palmares, a perenne memoria di un compleanno che, ne siamo certe, sarà difficile da dimenticare.
Buon compleanno, Fabio!
Un doveroso riconoscimento alla professionalità di Camille, sensibile e cara compagna di avventura, che ha reso possibile tutto questo.
Credits Video: L'artista dell'obbiettivo. Foto di Fabio D'Amore, diritti riservati. Regia e Montaggio: Camille Dufresne.

Stefania

sabato 17 marzo 2012

Celiachia for dummies


Celiachia for dummies
Celiachia for dummies
Partiamo da un principio fondamentale e innegabile: la celiachia è una malattia e l’unica cura possibile, ad oggi, è l’astensione dai cibi glutinosi! Dico ciò perché si capisca bene che chi è celiaco è COSTRETTO a mangiare senza glutine e non gli fa piacere, perché è molto dannoso per il suo organismo. Detto ciò, e assodato che, non è un capriccio essere celiaci, passo alle regole fondamentali per invitare un celiaco a cena.
La cosa più semplice da fare è preparare un menù che possa andare bene per tutti, così non vi stresserete a preparare più pietanze, con risultati, il più delle volte deludenti.
Per preparare cibi che possano mangiare tutti, quindi anche i celiaci, bisogna sapere che ci sono cibi permessi e cibi vietati.
I cibi PERMESSI sono:
CEREALI:
-riso (di tutte le varietà) e tutti i suoi derivati (la sua farina, la crema, i fiocchi)
-mais e tutti i derivati (farina, polenta)
-miglio, quinoa, grano saraceno, tapioca, sorgo, teff e tutti i loro derivati
-soia e tutti i suoi derivati (anche se è un legume)
- la fecola di patate (quindi le patate, anche se non sono un cereale e come tutti i tuberi sono consentiti)
LEGUMI:
-tutti: fagioli di tutti i colori, fave, soia di tutti i colori, lenticchie di tutti i colori, piselli, ceci in qualsiasi forma cioè anche sotto forma di farine
CARNE:
tutta
PESCI:
tutti
LATTICINI:
-latte vaccino, caprino, di soia, di riso
-burro, panna e panna acida
-latte condensato
-latte di cocco
-tofu
FRUTTA E VERDURA:
-tutta quella fresca e surgelata se non infarinata o panata
-frutta secca a guscio
BEVANDE:
-acqua (anche soda e tonica)
-Tè e caffè
-succhi di frutta
-alcolici e superalcolici puri
ALIMENTI SPALMABILI E CONDIMENTI
-Nutella
-Miele, sciroppo di acero e melassa
-burro d’arachidi
-confetture e marmellate
-aceto (anche balsamico, ma non le creme)

VIETATI
CEREALI
:
-grano
-kamut
-avena
-orzo
-segale
-triticale
-malto di questi cereali
LEGUMI:
-anche se i legumi non contengono di per sé glutine, tuttavia se sono prodotti in stabilimenti dove sono prodotti cereali con glutine non possono essere usati per i celiaci.
-legumi in scatola, se non espressamente consentiti
LATTICINI:
-latte di malto, di avena e quelli aromatizzati
-formaggi spalmabili, se non espressamente consentiti
-crema pasticcera
-dessert a base di latte e alcuni yogurt
CONDIMENTI
-salse pronte (maionese, salsa rosa, ecc. se non espressamente consentite)
-salsa di soia (soltanto una è permessa è il Tamari e io la trovo da Naturasì)
A rischio!
Però in questo elenco sommario, mancano una serie infinita di prodotti che non posso elencare perché vanno per marca. Ad esempio il cioccolato di per sé andrebbe bene, ma alcune marche non sono consentite. Uguale cosa per alcune salse pronte, alcuni yogurt, alcuni gelati, alcune patatine, alcuni salumi, ecc. ecc., ma anche le stesse farine prive di glutine se prodotte in stabilimenti dove c’è contaminazione, diventano proibite e così via… Insomma l’elenco è infinito.
Come fare a sapere allora se un alimento è consentito?
Un modo abbastanza semplice c’è! Basta leggere attentamente le etichette! Adesso poi la normativa prevede che deve essere scritto a chiare lettere e infatti nei prodotti esteri è sempre specificato se può contenere tracce di glutine. Infine, se un prodotto porta la spiga sbarrata sulla sua confezione è certificato dall’AIC ed è garantito per i celiaci.
REGOLE PER EVITARE CONTAMINAZIONI
Per quanto mi riguarda a casa seguo una dieta rigidissima e sto attenta a tutto e a qualsiasi tipo di contaminazione, non solo perché la sola contaminazione mi fa stare male, ma anche perché bisogna essere rigidi e scrupolosi nel seguire alcune fondamentali regole (di cui vi parlerò fra breve) per evitare danni peggiori, anche se non immediati, all’organismo.
Ecco quelle basilari per evitarle:
1. Lavare mai, superfici, utensili sporchi di farina, possibilmente in lavastoviglie e accuratamente;
2. Usare carta forno per le teglie e tutti quegli utensili (come piastre) dove hanno cotto cibi col glutine;
3. Se volete cucinare la pasta per un celiaco, l’acqua deve essere pulita, il cucchiaio con il quale mescolate la pasta senza glutine a parte, il sale nuovo o comunque non quello contaminato dal cucchiaio “sporco” d acqua della pasta col glutine;
4. Evitare di infarinare i cibi, anche quelli degli altri, così eviterete grande fonti di stress; se proprio dovete non mettete nella stessa padella o teglia le due preparazioni;
5. se usate una griglia e aete della carne impanata, grigliate prima quella del celiaco e poi tutto il resto;
6. non addensare salse, ecc. con farina. Usate la fecola e sarà più semplice per tutti!
7. non appoggiate il cibo su cibi contaminati o dove sia stato cibo col glutine. Ad esempio il pane del celiaco non mettetelo insieme a quello col glutine o nello stesso contenitore anche senza che l’altro sia presente;
8. anche per l’olio di frittura valgono le stesse regole, prima friggete il cibo senza glutine e poi tutto il resto; in ogni caso non utilizzate quello già usato in precedenza contaminato!
9. Se avete dei dubbi sulla composizione dei cibi… non usateli!
Però, l’essere umano non può e non deve recludersi a casa, e soprattutto io non voglio, per cui quando vado a casa di amici o vado a mangiare fuori, metto in conto che la contaminazione possa esserci e me ne frego. Con questo non voglio dire che non ha importanza, anzi. Ma la celiachia prevede un protocollo talmente rigido e particolare che l’unico posto dove potremmo essere immuni da contaminazione potrebbe essere solo casa nostra e nemmeno. Ad esempio i mie due pargoli grandi e il dolce doppio mangiano regolarmente il pane col glutine, cercano di prestare attenzione nel mangiarlo, lo teniamo lontano dal cibo senza glutine, eppure capita che qualche mollichina, seppure invisibile, arrivi anche a noi… Che fare? Niente, non ci si può fare proprio niente. Ecco perché ogni tanto mi concedo un’uscita, un invito a cena… I miei amici ormai hanno imparato a cucinare anche per me, sanno cosa mi è permesso e cosa mi è vietato e sono sempre disponibili a preparare per tutti la stessa cosa… Ma chi mi garantisce che il sale che usano non è contaminato? Cioè dovrebbero aprire ogni volta un pacco nuovo o usare un cucchiaio solo per il sale, non usato in precedenza per mescolare la pasta… Ecco, anche questa è contaminazione… Ma una volta ogni tanto non è grave e io preferisco vivere… in compagnia…
Per qualsiasi informazione ulteriore non esitate a chiedere!
A presto
Stefania Oliveri

venerdì 16 marzo 2012

Crepes dolci senza glutine e un chiarimento per il contest delle (st)Renne sulle donne (st)raordinarie

Mi preme fare un piccolo aggiornamento relativamente al contest delle (st)Renne sulle “donne (st)raordinarie” di questo mese.
Mi dispiace sapere che ci sia stato qualcuno che si è lamentato perché una ricetta è stata esclusa e un’altra no. Ma il fatto che mi dispiace di più è che la lamentela non sia stata rivolta a me direttamente, ma a qualcuno che l’ha detto a qualcun altro, che ha riportato a qualcun altro ancora, fino a quando non è giunta a me. Per questo motivo e a scansi si equivoci, gradirei che qualsiasi rimostranza (a torto o a ragione) venisse rivolta direttamente a me, in maniera tale da poter dare io qualsiasi informazione o chiarimento mi venisse chiesto.
Il contest è rivolto a ricette dedicate a donne (st)raordinarie… Che vuol dire? Vero è che tutte le nostre mamme, zie, cugine e parenti varie sono donne straordinarie, nessuna esclusa, ma proprio per questo non le abbiamo inserite nel nostro contest. Ci sembrava una mancanza di rispetto verso quelle che non sarebbero state menzionate… Vero è anche che la mia postilla, relativamente all’esclusione delle parenti) è uscita in un secondo momento, ma non perché mi fosse arrivata una ricetta a tal proposito, ma perché io scrivo di notte (come in questo momento) e poi programmo per la mattina presto, quando sono in tutt’altre faccende affaccendata e poi sono a lavoro. Rientro a casa non prima delle 14 e il tempo di cucinare, fare qualche foto, mangiare e rassettare, si fanno le 16,30. Spesso ci sono figli da far studiare, da accompagnare, rientri a scuola, per cui il più delle volte mi metto al computer a sera tarda e qualche minuto rubato qua e là durante la giornata. Scrivendo di notte io sono abbastanza rincitrullita, per cui spesso e volentieri dimentico di sottolineare cose fondamentali, come stavolta, e di questo mi scuso. Per questo la mia aggiunta è stata fatta in un secondo momento… Voglio sottolineare però che il contest (anche se gluten free e quindi fortemente voluto da me) è a cura di altri 4 blog: Menù Turistico, Assaggi di Viaggi, Cuocicucidici e L’apple pie di Mary Pie e il primo post è sempre di Menù Turistico, che pubblica ogni lunedì. Nel suo post invece è chiaro (ed era stato scritto immediatamente) che la categoria parentale era esclusa. Ripeto, categoria parentale, cioè niente mamma, zie, prozie, nonne, bisnonne, cugine, o donne legate da vincoli di parentela, almeno che queste non fossero personaggi noti, ad esempio un ministro, una show girl (e non mi riferisco solo a Cicciolina!).
Infine, voglio sottolineare anche che per “donne (st)raordinarie” intendiamo donne conosciute ai più, anche non realmente esistite: personaggi di libri, cartoni animati, storici, attrici, chef, scrittrici, giornaliste, ecc. ma noti. Per eroine di libri non intendo solo Lucia dei Promessi Sposi, ma anche una minore, di un libro anche non notissimo, basta che ci diate la motivazione del legame fra ricetta e personaggio e per noi va benissimo.
Inoltre tutti coloro che hanno già partecipato, ma sono stati avvertiti di non essere in regola, possono ancora partecipare, anche con la stessa ricetta, ma trovando un legame anche con un’altra donna. Le ricette rientreranno felicemente in gara. Qualora non volessero rientrare in gara, ma volessero lo stesso partecipare fuori concorso, me lo facciano sapere. Ricordo ad alcuni che io aspetto ancora delle risposte che non sono arrivate…
Adesso spero sia tutto chiaro e non ci siano più dubbi al riguardo. In ogni caso non esitate e contattarmi (anche in privato se lo gradite) per ulteriori chiarimenti. Sono a vostra completa disposizione!
Infine voglio sottolineare a chi anonimamente ci ha accusato di sapere già chi siano i vincitori, che non essendo muniti di palla di cristallo, non riesciamo a sapere nemmeno chi siano i partecipanti! Ricordo infine che questo è un contest nato per sensibilizzare le persone ai problemi dei celiaci e mi farebbe piacere che rimanesse un contest di solidarietà, come lo è stato finora, e non di polemiche. Ricordo inoltre che ho partecipato a migliaia di contest e non ho mai vinto niente, ma non mi sono mai sognata di pensare che fossero truccati. Ognuno ha il suo metro di giudizio. Ricordo ancora che i blog coinvolti sono 5 e 7 sono i giudici.



Ora se siete arrivati fin qui e avete ancora voglia di leggere, vi lascio una ricetta delle crepes senza glutine per l’MTC, che non ho mai vinto! Pur avendo delle difficoltà maggiori nella realizzazione di molte preparazioni, e pur essendomi cimentata la penultima volta con una farina a dir poco ostica e particolare come quella di lenticchie, realizzando delle tagliatelle molecolari, non ho mai vinto e non sono mai stata presa nemmeno in considerazione. Di solito nel nostro mondo chi parte svantaggiato gode di un bonus… e io non l’ho mai avuto né nei contest (ma è la cosa che più mi fa sorridere) né nella vita (e questo invece non mi fa sorridere affatto). Comunque, stavolta il bonus ce l’abbiamo, perché le tre pazze scatenate dell’MTC, capendo che le farine senza glutine hanno una resa diversa, hanno previsto che le crepes senza glutine possano essere fatte seguendo la nostra ricetta. Io però al principio ho voluto provare la ricetta di Giuseppina, testarda come sono! Ma le farine senza glutine assorbono diversamente i liquidi… Ahimè, ho dovuto constatare, che l’impasto si stracciava. Vero è che avevo il dolce doppio che mi gufava dietro le spalle, però alla fine ho dovuto arrendermi, ho desistito e ho buttato tutto… Non sapete quanto mi sia costato (e non solo in termini morali, ma soprattutto economici… e se andate a vedere qui, capirete anche perché). In ogni caso la domenica mattina ho costretto il dolce doppio a fare le crepes con la sua ricetta, cioè una ricetta base per crepes… e sono venute una meraviglia! Con questa dose ne sono venute 6 salate e 6 dolci e oggi vi lascio solo la ricetta delle dolci.



Per le crepes:
250 ml latte
1 noce di burro chiarificato
125 g farina Biaglut pacco da 1/2 kg!
2 uova
Per il ripieno:
80 gr di mascarpone
5 cucchiai di burro a temperatura ambiente
1 cucchiaino di estratto di vaniglia bourbon
3 cucchiai di Baileys (io home made)
2 cucchiai di caffè raffreddato
½ cucchiaio di cacao amaro in polvere
2 ½ cucchiai di zucchero a velo
Per la finitura:
Caffè aromatizzato proveniente direttamente dal Marocco, dono di Shamira!
Sbattere le uova e aggiungere la farina mescolando. Quindi il latte e il burro chiarificato. Lasciar riposare una ventina di minuti, almeno.
Riprendere l'impasto delle crespelle e versarlo, un mestolo alla volta, in una padella piatta e antiaderente facendolo scorrere bene fino al bordo; non esagerate con le dosi, è importante che siano sottili. Lasciar colorire leggermente e poi rigirarle per cuocerle anche dall’altro lato (a noi ne sono venute 12).
Per farle venire così, come se fossero ricamate, ho messo parte dell’impasto in un dosatore con beccuccio ed ho spremuto l’impasto creando un reticolo.
Ho quindi farcito con la crema, che ho pure servito a parte.
Ho spolverizzato con la miscela del caffè e ho servito con dei golosi cucchiai al cioccolato, dono di Giulia.
Suggerimenti:
-il Baileys è un liquore che i celiaci non possono bere, io però quando ho scoperto la ricetta di Sabrina, l'ho fatto e finalemente ho potuto ribere il mio adorato Baileys. Quindi se cucinate per un celiaco è importantissimo che il Baileys sia home made, non può essere quello in commercio;
-altra precauzione è il cacao, asicuratevi che sia senza glutine.
Per le crepes salate dovrete aspettare qualche altra ora…
Sono certa che avrete sospettato che con questa ricetta partecipo al contest di Menù Turistico di questo mese... che non ho mai vinto!



A presto
Stefania Oliveri

giovedì 15 marzo 2012

Rifatte senza glutine: l'arrosto alla panna di Sonia e me la vogliono dare tutti!

Ieri leggevo da Simona che lei la da a tutti… mentre a me succede proprio il contrario, me la vogliono dare tutti! Ma tutti tutti… E a 44 anni suonati, ancora non smettono e questa benedetta confidenza me la vogliono dare tutti! Anche i miei alunni! E questa, di solito, è la cosa che mi secca di più! Perché è vero che sono simpatica e disponibile, che non mi tiro mai indietro, ma preferirei essere considerata una strafiga intoccabile! E invece no, tutti, ma proprio tutti continuano a darmi del tu! Cioè, è pure carino che ti diano subito confidenza, che si mettano a proprio agio, ma essere considerata una di loro, quando per guadagnarmi ‘sto titolo ho impiegato 4 anni di sudore, più 2 anni di specializzazione, più 1 concorso, 2 corsi abilitanti, 3 master post laurea, gradirei anche che mi si apostrofasse col mio titolo… I miei alunni, invece, quelli più grandi, quelli delle ultime classi, invece, giunti a metà anno cominciano a chiamarmi Stefania… Così, alla fine cerco di raggiungere un compromesso, dicendo loro, che mi piacerebbe tanto, ma che fin dopo il diploma non se ne parla nemmeno! Che dirvi? L’indomani degli esami ritorno immediatamente Stefania!
Anche quando vado per negozi a far spese, le commesse cominciano subito a darmi del tu… Io cerco di far capire loro che ci separano un bel po’ di anni e mi ostino a dar loro del lei! Poi, quando chiedo a mia mamma se quel vestito le sembra adatto per andare a scuola, noto sempre che cominciano a guardarmi strana… Vedo il dubbio instillarsi in loro… Sui loro volti si scrive immediatamente questo dilemma : “ma quante volte ha ripetuto?” E io rincaro la dose e parlo dei miei figli e spiego che voglio vestirmi “da mamma”… La domanda che mi rivolgono subito, senza che mai una volta abbia sbagliato, è “hai figli????” E io prontamente rispondo che ne ho tre e dico sempre la loro età! A quel punto, capiscono che io a scuola ci insegno e chissà perché la seconda domanda che mi rivolgono è sempre la stessa, “alle elementari?” Ecco, io qui mi imbestialisco! Perché??? Perché immaginano sempre che insegni alle elementari??? Forse perché sono alta quanto i bambini che le frequentano??? In modo serafico, invece, rispondo che insegno al superiore, e cambiano subito atteggiamento, cominciano a darmi del lei e trattarmi in maniera meno confidenziale e a raccontarmi di tutti i loro professori, buoni e cattivi…
Ma la confidenza me la danno anche anziani signori che incontro davanti al portone, in ascensore, in farmacia… e anche qui devo confessare mi secco perché immagino che mi ritengano così piccola da non meritare il lei… Anche il mio macellaio di fiducia, più grande di me di almeno 20 anni, mi da il tu e così quando l’altro giorno ho comprato l’arista della ricetta di oggi, mi ha detto “vedrai, con questa non farai brutta figura!”
Però, ad onor del vero, l’altro giorno incontro un mio vicino, trentenne, oltre che aitante. Mi aspetta davanti al portone gentilmente, mi cede il passo e poi davanti all’ascensore mi chiede: “lei a che piano va?”… Inutile dirvi che mi sono seccata di nuovo, ma per il motivo opposto!


Oggi tocca alla ricetta di Sonia, per il nostro progetto mensile senza glutine; ricetta, che per una volta, non ho stravolto e ho seguito in maniera scrupolosissima, in realtà ho aumentato un po' le dosi... e non me ne sono pentita!



Ingredienti per 6 persone:
1,5 kg. arrosto di vitello o arista di maiale
105 gr. pancetta a fette
rosmarino secco (non avevo quello fresco)
cipolla
olio
brodo di carne
8 cucchiai di aceto di vino bianco
400 ml panna da montare
Ho avvolto l'arista nelle fette di pancetta coppata e ho cosparso con il rosmarino. Quindi l'ho legata con lo spago da cucina. Ho tritato finemente la cipolla e l'ho fatta rosolare nell'olio (circa 7 cucchiai), ho aggiunto la carne e ho fatto rosolare da tutti i lati. Ho versato l'aceto e ho lasciato sfumare un paio di minuti. Ho riscaldato 300 ml circa di brodo di carne e ho versato panna e brodo nella casseruola, ho aggiunto un pizzico di pepe, ho mescolato, coperto e lasciato cuocere a fiamma bassa per circa un'ora e mezza. Ho tolto la carne dalla casseruola, ho passato al minipimer la salsa e l'ho lasciata restingere qualche minuto. Ho fatto raffreddare l'arista e dopo l'ho tagliata (in realtà l'ha tagliata il dolce doppio, ma gli toccava visto che è stata parte del nostro pranzo domenicale!) a fettine molto sottili e ho servito coprendo con la salsa alla panna, dopo averla riscaldata nella sua casseruola.

Se volete partecipare, il prossimo mese sarà il turno della ricetta di Felix di Un cuore di farina senza glutine che ci propone di rifare il Blitz di mele.
Che aspettate?
A presto
Stefania Oliveri

mercoledì 14 marzo 2012

Un dolce di Careme per il battesimo del figlio di Napoleone e Maria Luisa



La donna di cui vi parlerò oggi, per le nostre (st)Renne sulle donne (st)raordinarie, è una parente di Sissi, ed esattamente una zia acquisita di Sissi. Zia acquisita per matrimonio, in quanto figlia del fratello del padre di Francesco Giuseppe… Troppo complicato? Meno di quello che si creda.
Maria Luisa d’Austria era figlia dell’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe II e della seconda moglie (sua cugina) maria Teresa di Borbone, meglio conosciuta in quanto ultima moglie di Napoleone Bonaparte. Ma perché voglio parlarvi di lei? Perché scrivendo la scorsa settimana la storia di Sissi, e di quanto viene ancora odiata agli austriaci e di come l’accolsero male anche allora, mi è venuta in mente la storia di questa donna e di come invece fu amata e il paragone è nato spontaneo.
Innanzitutto fu tanto amata dal padre che le dedicò molto tempo, meno della madre, troppo fatua, ma che ben presto morì e fu rimpiazzata da una matrigna (una cugina del padre) di soli 4 anni più grande di lei, che l’amò a sua volta, forse per la vicinanza di età, forse per il fatto che non poteva avere figli suoi. Fu amata per il suo carattere docile e amabile, sempre disponibile al volere altrui, prima quello del padre, che all’età di 18 anni la diede in sposa a Napoleone, per assicurargli una discendenza e poi a quello di Napoleone stesso, che sebbene l’avesse sposata per mero interesse politico, pur essendo così diversa da Giuseppina (donna che lui amò follemente), meno bella, meno di classe, meno donna di corte, ma che trattò sempre bene e essendo molto gentile con lei (per stessa ammissione di Maria Luisa), perché appunto così dolce e arrendevole. Gli diede il tanto agognato erede, ma non servì a niente, non ereditò mai il titolo e comunque all’età di 20 anni morì. In ogni caso (ve la faccio breve), quando Napoleone fu mandato in esilio, Maria Luisa preferì tornare in Austria dal padre che l’affidò ad un suo generale di fiducia Adam Albert von Neipperg… Fiducia assolutamente mal riposta, visto che lei ne diventò dapprima l’amante e poi, quando napoleone morì, la moglie, congiungendosi in nozze morganatiche. Ovviamente dovette lasciare il primo figlio alle cure del padre e non poté riconoscere nemmeno i due figli che ebbe da Neipperg, nemmeno dopo la morte di lui. In ogni caso, rimasta vedova per la seconda volta, prima ebbe diversi amanti per consolarsi della perdita e poi sposò, sempre con nozze morganatiche, il conte francese Charles-René de Bombelles, per convenienza di avere un marito accanto, che fosse anche il primo uomo del ducato di Parma. Morì comunque abbastanza giovane all’età di 56 anni.
Ma ancora il nesso fra le due donne non si vede ed effettivamente l’unico nesso, forse, lo vedo solo io. In ogni caso mi ha fatto tanto riflettere il fatto che queste due donne si sono conquistate l’amore/odio del loro popolo e non solo, non per le loro azioni, quanto per la loro indole. L’indole ribelle dell’una la portarono ad essere contornata da un sentimento negativo pur non agendo di per sé mai male (ebbe un solo marito, non si sa di amanti, non abbandonò i figli per altri uomini). L’indole remissiva dell’altra, invece, la fecero molto amare da tutti, mariti, sudditi e figli (perfino il primo), pur agendo molto male (abbandonò il primo marito Napoleone, prima della sua fine, lasciò il figlio pur di sposare il secondo marito, non allevò nemmeno gli altri due figli perché il matrimonio era morganatico e non li poté mai riconoscere, ed ebbe numerosi amanti…).
Ecco spiegato il detto “ci vuole fortuna pure a cuocere un uovo…”
Stabilito il rapporto fra le due donne, adesso passiamo a stabilire un rapporto con una ricetta. Ma qui la cosa è molto più semplice. A parte il fatto che, al contrario di Sissi, amava e apprezzava la buona cucina, specialmente i dolci, tanto da cominciare ad ingrassare proprio al suo arrivo a Parigi, l’incontro fatale, forse fu proprio con il famoso pasticcere di corte Marie-Antoin Careme, forse il primo pasticcere di torte monumentali. E proprio a lui fu affidato il compito di preparare i dolci per il battesimo del figlio di Maria Luisa e Napoleone e per loro ideò un dolce a grandezza uomo, composto da meringa, crema di marroni, panna e due cigni giganteschi ai lati… Io, per ovvi motivi di spazio, ve li propongo in versione finger food.


Dolce del battesimo
Base meringa:
100 gr. di albumi
200 gr. di zucchero (di cui 100 semolato e 100 a velo)
Se per caso avete degli albumi che vi avanzano, la cosa più semplice da fare è congelarli e usarli quando vi servono. Si scongelano e si lasciano a temperatura ambiente e solo quando raggiungono questa temperatura si possono cominciare a montare. Mettere quindi gli albumi in un robot da cucina e cominciate a montare. Appena cominciano a diventare schiumose, aggiungete lo zucchero a poco a poco. Io consiglio prima quello semolato e poi quello a velo. Se usate quello comprato non avete bisogno di altro, se invece lo fate voi tritandolo con il Bimby allora è il caso di aggiungere un po' di cremor tartaro... Continuate a montare bene, fino a quando non si formi una bella crema lucida e densa. A questo punto se siete pratici con la sac a poche, inserite la crema nella sac a poche e fate tanti ciuffetti distanziati fra di loro di circa 3 cm, Se invece non lo siete, potete fare i ciuffetti con due cucchiaini. Mettetele in forno ventilato a 90 ° per circa 2 ore 2 ore e mezza. Più mettete basso il forno più dovranno cuocere, più verranno dure... A me invece piacciono col cuore leggermente morbido quindi le faccio cuocere a 100° per 1 ora e mezza (circa). Più è bassa la temperatura più le meringhe verranno bianche perché lo zucchero non caramellizzerà (credo sia per questo), ma siccome a me piacciono più morbidine non mi interessa tanto il colore...

Crema di marroni:
Ok, lo confesso, ho comprato quella già fatta…

Panna:
Panna fresca
Zucchero a velo secondo il vostro gusto
Montare la panna piuttosto fredda con lo zucchero a velo, ma non tanto. Deve rimanere piuttosto soffice

Pasta di zucchero per i cigni
Vedi qui

Montaggio:
Sopra una meringa adagiare una noce di crema di marroni, possibilmente passata con lo schiaccia patate (se versione finger, con lo spremi aglio) per far cadere la crema a filetti e una di panna montata. Ai lati applicare i due cigni di pasta di zucchero e spolverizzare con zucchero a velo.

Suggerimenti:
Se non siete pratiche con la pasta di zucchero,nessun problema, potete omettere i cigni...o quelli che volevano smigliare a dei cigni! ;)


Ricordatevi che avete tempo per il contest delle (st)Renne Gluten Free fino al primo di aprile
;
e che oltre a vincere un mese con noi (cioè a cazzeg... a lavorare su FB con noi - Menù Turistico, Assaggi di Viaggi, io, Cuocicucidici e L'Apple Pie di Mary Pie -), come questo mese faranno Eleonora, Mai, Patti, Gaia e Greta, si vince un vero premio, e bellissimo per giunta, e cioè un magnifico week end all'Agriturismo Baglio Costa di Mandorla di Paceco (TP)...
Vi aspettiamo numerosi!
A presto
Stefania Oliveri

lunedì 12 marzo 2012

Non di solo pane... glutinoso!

English version, below
Una delle ricette che troverete sul libro


Chiariamo subito una cosa, anzi tre:
1. io non ci becco un centesimo, dicasi 1;
2. NON è un libro per celiaci, o almeno non solo, ma è un libro per TUTTI!
3. non è un libro per addetti al lavoro e nemmeno solo per chi sa cucinare bene (ci è riuscito mio marito, ci potrebbe riuscire anche il vostro!), e non presenta ricettine tristi e desolate come vi immaginate che siano le ricette senza glutine, ma ricette gustose e saporite adatte proprio a TUTTI.
Vero è che le ricette si trovano già in rete, sono le ricette del mio blog. Quindi non è nemmeno un libro per chi frequenta il mio blog… Ma allora per chi è questo libro? Chi accidenti dovrebbe comprarlo?
Dovrebbero comprarlo, in primis, tutti i celiaci, pure quelli che bazzicano il mio blog, per regalarlo a quel tal parente o quell’altro amico che almeno una volta si è sentito dire “portati qualcosa da casa perché non so che prepararti”!
Dovrebbero comprarlo anche tutti i non celiaci, compresi quelli che bazzicano il mio blog, per regalarlo a tutti gli amici celiaci tristi e sconsolati che pensano di essere condannati a mangiare porcherie dure e insapori.
Dovrebbero comprarlo tutti quelli che bazzicano il mio blog, per regalarlo a chi non bazzica il mio blog e ha un amico celiaco e non sa cosa fargli mangiare quando lo invita a cena e anche a tutti gli amici che non hanno un amico celiaco, ma che vogliono scoprire quanto gusto c’è in queste ricette senza glutine facili da realizzare e da assoluta maiala effige…
Dovrebbero comprarlo tutti coloro che hanno una sensibilità al problema, per il solo fatto che sono sensibili e vogliono dimostrare che si può mangiare tutti insieme senza problemi e tutti coloro che capiscono quanto è dura per i celiaci rimanere esclusi dai altrui banchetti…
Aiutatemi a diffondere questo libro, vi assicuro io non ci becco niente, ma mio figlio, quando sarà adolescente avrà forse più possibilità di mangiare anche fuori…
Grazie amici!

Clicca qui per vedere l'anteprima e per acquistarlo.
Poi torna e lasciami il tuo link, lo aggiungerò alla lista.
A presto
Stefania Oliveri

To start with let's clarify one thing... or 3:
1 - I am not going to make a dime out of it, not a single one.
2 - It is not only a book for people who suffer from celiac disease, but for ALL people
3 - It is not a book just for the experts or for people who are professional cooks (if my husband can do it, yours can too!) and it does not introduce sad and boring recipes as you would imagine gluten-free recipes to be but rather tasty and juicy recipes fit for all.

It is indeed true that you can already find these recipes on line, they are the recipes from my blog. So this is not a book for the people who already visit my blog.
Ok, so who is the target of this book then? Who on earth should buy it? First of all the book should be bought by all of the people who suffer from celiac disease, including the ones that visit my blog, in order to give it as a gift to that relative or that friend from which you have heard "please bring your own food since I have no idea about what to cook for you!"
Also the people who do not suffer the celiac disease (including the visitors of my blog) that have a sad and disappointed friend who is affected by the disease and feel that are condemned to eat tasteless and hard junk food.
For the friends of my readers who don't visit my blog but have friends who suffer the disease and they don't know what to prepare for them when inviting them for a meal. Or for my readers' friends who don't know anyone with the disease but are curious to find out how good and easy gluten-free recipes are.
All people who have some sensibility and interest toward the issue should buy the book, just because they are sensitive and want to show that we can eat all together without issues. And all those who understand how hard it is for those who suffer the disease to be excluded from the other people's banquets.
Help me promote the book. I repeat I am not earning anything on it, but maybe when my son grows up he will have more choices when eating out.

Thanks friends!
Here to see and buy it

domenica 11 marzo 2012

Non c'è due senza tre!

E siccome so che vi fa piacere sapere queste cose e siccome, come dice la mia amica Stefania, sono diventata una vip (:DDD) vi voglio mostrare una cosa... Andate qui a vedere cosa...
A presto
Stefania Oliveri

venerdì 9 marzo 2012

Sono la millesima... carote all'arancia con uvetta

Ieri sono stata la millesima cliente del supermercato sotto casa. Me lo annuncia triofante il commesso, che mi mostra anche lo scontrino per dimostrarmelo.
Un sorrisone a trentadue denti mi si staglia sul viso. Immagino squilli di tromba, commessi che tutti insieme applaudono e il capo del personale che mi porta un bel regalo.
Il cassiere, invece, che deve avermi letto nel pensiero, si premura a dirmi che non ho vinto niente, solo la soddisfazione di essere la millesima.
Chissà perché mi sono sentita tanto come Paperino e non come suo cugino Gastone...


Carote all'arancia e uvetta (da L'Enciclopedia della Cucina Italiana, Natale, la tavola in festa, Mondadori)
Ingredienti per 4 persone:
1 cipolla
4 cucchiai di olio extravergine di oliva
2 cucchiai di coriandolo (io un cucchiaino da tè di coriandolo in grani macinato al momento)
50 gr di uva sultanina (io 30 gr)
1 arancia biologica
500 gr di carote
sale q.b.
Lavate l'arancia e prelevate la parte arancione della scorza, quindi spremetela. Fate macerare l'uvetta (precendemente sciacquata) nel succo dell'arancia insieme alla scorza e fate macerare per un'oretta.
Nel frattempo lavate le carote, raschiatele e tagliatele a rondelle. Lavate e pulite la cipolla e affettatela sottilmente e mettetela in una casseruola con l'olio e la scorza tagliata a filetti. Unite anche le carote e il coriandolo macinato, il sale e fate insaporire per 5 minuti, mescolando spesso.
Quindi aggiungete il succo di arancia e l'uva sultanina, mescolate e coprite con un coperchio e fate cuocere per circa 10 minuti (ma anche di più) a fiamma bassa. Aggiungete un po' d'acqua se dovesse asciugarsi tutto il liquido e le carote non fossero ancora cotte.
Servite calde, tiepide o a temperatura ambiente, sono sempre buonissime.

Suggerimenti:
- aumentate le dosi moltiplicando almeno per due, sono buonissime e finiranno in un baleno!

Un augurio speciale alla rossa più bella e conosciuta della blogsfera!

E oggi non dimenticate di passare da Mapi per le nuove (st)Renne!

A presto
Stefania Oliveri

giovedì 8 marzo 2012

In principio fu Marchesi... sformato alla barbabietola con riduzione al Franciacorta o fonduta

In principio fu Gualtiero Marchesi. E chi lo conosce sa di cosa, o meglio, di chi parlo. Per chi non lo conosce (ma la food sfera lo conosce, lo so), dico solo che viene considerato "il fondatore della nuova cucina italiana", colui che sostiene "la cucina è di per sè scienza, sta al cuoco farla divenire arte". Ed è a questo postulato che mi sono appellata quando ho deciso di fare il suo risotto alla barbabietola con salsa al Franciacorta... Ora, dovete sapere, che io ho una naturale propensione per mettermi nei guai, di trovarmi al posto giusto al momento sbagliato, di essere nel posto sbagliato al momento giusto. Così è successo anche stavolta! In realtà avevo deciso di fare un buon risotto all'ananas, pancetta e radicchio, salvo poi dover cambiare menù per la presenza di un amico vegetariano. Pensa che ti ripensa ero approdata al risotto ala barbabietola e poi il lampo di genio della salsa al Franciacorta del Marchesi. Niente di difficile, proprio adatto a me!

Premetto subito però che io sono sicilana e lui lombardo, lui proviene da una famiglia di ristoratori e io, da una di ingegneri, lui ha fatto le scuole giuste e io il Turismo, io fino a 3 anni fa non conoscevo la maggior parte degli ingredienti e lui invece li conosce da decenni e infine lui è considerato il più noto chef italiano al mondo e a me non mi si fila nessuno.
Fatta questa premessa, doverosa, devo aggiungere che sabato, giorno della messa in opera del risotto, a casa mia c'era anche Alessandra raravis, che per giunta aveva già cucinato questo meraviglioso piatto... Ok, non è nemmeno vero, l'aveva cucinato Daniela, ma sempre nel loro blog è...
Così iniziamo la preparazione del risotto e io metto subito le mani avanti per convincere della bontà del mio ragionamento anche Ale.
"A Palermo questi si chiamano scalogni" esordisco, indicando un mazzo di cipollotti!
Ale, che scema non è, capisce subito l'antifona e comincia a ridere...
Continuo "a Palermo, il risotto si fa con l'olio e non col burro...", mentre lei continua a sghignazzare.
Nel frattempo mi preparo al colpo ferale, già lo so, la farò stramazzare a terra dopo questa rivelazione, ma non posso farci niente, è troppo tardi per fare la gastro intellettuale, e la Parodi che c'è in me ha il sopravvento!
"A Palermo, noi usiamo il parboiled... così non scuoce, quando lo metto al forno!"
Come volevasi dimostrare, stramazza a terra, colta da un'improvvisa crisi di risate... E così mi sono giocata quel minimo di credibilità che volevo costruirmi...
A mia discolpa dico solo che:
- lo sformato di riso è venuto cotto benissimo e non si è scotto;
- il cipollotto era perfetto nella salsa;
- l'olio è più salutare...
... e comunque questo è il mio risotto, quello di Gualtiero Marchesi lo mangerò a Genova da uno dei suoi allievi... magari vorrà imparare anche la mia versione per velocizzare!
La ricetta che segue, quindi, non è per puristi, non è per gastrofighette e nemmeno per chi sa cucinare, ma se non rientrate in queste tre categorie e volete un sapore ugualmente divino, e soprattutto non avete nè Gualtiero Marchesi, nè Alessandra raravis, fatelo pure seguendo le mie indicazioni! ;)


Qui la ricetta sua, di seguito la mia.

Ingredienti per 4 persone (io ho poi moltiplicato per 4):

Per la salsa al Franciacorta
80 g di grana grattugiato
70 g di burro
50 gr (cipollotto) tritato
2 dl di Franciacorta brut

Per il risotto
240 g di riso
3 dl di succo di barbabietola (equivalente a 4 barbabietole centrifugate)
2 cucchiai di grana grattugiato
2 cl di Franciacorta brut
brodo di verdure
40 g di olio
1 cipolla
burro per mantecare

Preparazione
Per la salsa al Franciacorta
Riunire in una padella il cipollotto e il Franciacorta e mettere su fuoco e lasciare restringere della metà. Quindi spegnere la fiamma e incorporare il burro e il Parmigiano. Amalgamare bene riducendo in purea con un frullatore a immersione e passare al colino fine, per avere una salsa liscia.

Per il risotto
Raccogliere il succo di barbabietola in una piccola casseruola e farlo ridurre a 1,5 dl. In una casseruola a parte versare un filo d'olio, unire la cipolla tritata e fare stufare. aggiungere il riso, farlo tostare per un minuto, bagnare con il Franciacorta, lasciare evaporare e far cuocere aggiungendo gradualmente il brodo bollente, solo per 10 minuti il riso, in maniera che si mantenga integro, quando si passa al forno in cottura. Spegnere la fiamma, mantecare con del burro e il grana. Aggiungere il succo di barbabietola ridotto e mescolare per 5 minuti. Imburrare uno stampo a ciambella e versarvi il riso. Metter in forno a 180 gradi per una ventina di minuti.

Finitura
Sopra ogni porzione versare un cucchiaio colmo di salsa al Franciacorta e servire.

Siccome la salsa con le proporzioni del maestro non è bastata, l'indomani abbiamo fatto uan salsa ai formaggi, così fatta:
50 gr di burro
50 gr di fecola
650 gr di latte intero
50 gr di parmigiano
Una confezione di stracchino
Noce moscata e pepe
Sale q.b.

Preparate una béchamelle seguendo anche la vostra ricetta e infine aggiungere il parmigiano e lo stracchino e fate sciogliere. Aggiungete pepe e noce moscata a vostro piacimento.
Inutile dirvi, che era buono anche così e i pargoli hanno apprezzato, ma con la salsa al Franciacorta è tutta un'altra storia, perfino fatto seguendo la mia ricetta...

E oggi voglio ricordare tutte quelle donne che soffrono, che vengono uccise in nome "dell'amore", che vengono sfruttate sessualmente, che ancora non hanno indipendenza, che non possono decidere del loro futuro, che non possono mostrare nemmeno i loro occhi e vi ricordo il contest delle (St.)Renne che questo mese è dedicato proprio a donne (St.)raordinarie, così oggi non dimenticate di passare da EliFla per la sua (St.)Renna!

mercoledì 7 marzo 2012

Donne (st)raordinarie: Sissi e la Sacher my way, per il contest delle (st)Renne!


Da lunedì sono ripartite ufficialmente le nostre (st)Renne. Stavolta il tema è molto bello e particolare, perché è dedicato alle donne. Questo è il mese in cui l'8 marzo la fa da padrone. Noi però vogliamo ridare significato a questa festa, che, negli ultimi anni, ci sembra si sia trasformata più in un'occasione mancata, più che in una vera festa su cui riflettere. E siccome quello che sappamo fare (chi più, chi meno) è cucinare, abbiamo deciso di dedicare i nostri piatti a donne (st)raordinarie. I piatti dovranno essere dedicati a donne famose e ci dovrete dire il perché della scelta. Potrà essere più o meno scontato, come ad esempio una bella pizza margherita o la pavlova, oppure meno scontata e allora dovrete spiegarci come ci siete arrivati. Niente ricette dedicate alle nonne, alle mamme e alle zie, ma solo donne famose. Oggi, essendo mercoledì, tocca a me e io vi racconterò la storia della arcinota Sissi di Austria. Prima però voglio ricordarvi che da lunedì è iniziato ufficialmente anche il contest delle (st)Renne gluten free e che avete tempo di postare le vostre ricette fino al primo di aprile a mezzanotte e poi proclameremo le nuove 5 (st)rennine per un mese!


Sissi, come tutti sapete dai film, è stata l'imperatrice d'Austria, sposa di Francesco Giuseppe, detto Franz. Però come forse non tutti sapete, la bella storia d'amore e di favola fra i due è solo un'invenzione cinematografica. In realtà Franz era promesso sposa della sorella maggiore di Sissi, nonchè sua cugina, in quanto figlie della sorella della di lui mamma (Sofia). Ma quando le due sorelle combinano l'incontro, Franz si innamora perdutamente della bellissima sedicenne Sissi e non vuole sentire ragione di sposare l'altra sorella Nenè. Quattro giorni dopo a Bad Ischl i due si fidanzano e nemmeno un anno dopo si sposano.
Però Sissi è stata educata in maniera piuttosto bizzarra per l'epoca. Allevata con amore direttamente dai genitori e con una libertà davvero fuori dal comune. La rigida vita di corte, il ferreo protocollo e l'asfissia della suocera minano grandemente la felicità di Sissi, che si ripecuote nella vita di coppia, nonostante il grande amore di Franz per lei. Questo la porta sempre di più ad estraniarsi dalla vita di corte e a viaggiare per l'Europa in cerca della felicità, cosa che la fa diventare antipatica a tutta l'Austria. L'antipatia nei suoi confronti è tangibile ancora adesso, tanto che tutte le guide non fanno che rimarcare il caratteraccio della Imperatrice, il suo disinteresse per tutti, tranne che per sè stessa, il suo egocentrismo, la sua anoressia. Ed effettivamente, dopo la nasciata della primogenita, toltale per farla allevare dalla nonna (come usava all'epoca), Sissi comincia a ribellarsi, così dopo la nascita della secondogenita, decide di riprendersele e di viaggiare con entrambe le bambine. Ahimè, la prima, muore a causa di una febbre e la povera Sissi ne esce profondamente provata. Finalmente nasce l'erede al trono, il maschio, Rodolfo, anche esso allontanato subito dalla madre. Sissi così decide di dedicarsi a sè stessa. Passa lunghe ore a fare ginnastica, facendosi costruire degli attrezzi appositi, a farsi lisciare i lunghissimi capelli, a passarsi creme, a studiare poesia, a cavallo. E a dire la verità, nella sua stanza all'Hofburg non c'è n ritratto di nemmeno uno dei suoi figli, nè del consorte, ma dei suoi cavalli e del suo poeta preferito, con il quale trascorre lunghe giornate.
Sissi è talmente moderna, che esprime il mal di vivere con l'anoressia. Mangia una volta al giorno, il più delle volte della carne cruda, per mantenere il suo fisico esile. Il suo vitino è infatti strettissimo benché sia alta più di un metro e settantacinque e non pesò mai più di 45 chili. Benché golosissima, soprattutto di dolci, si costringe a lunghi digiuni, non presentandosi nemmeno a tavola per mangiare con Franz, a volte nemmeno alle cene di gala...
A 40 anni, poi, decide di far coprire tutti gli specchi con dei veli per non specchiarsi più e non vedere i segni del tempo che passa su il suo volto. Alla morte del figlio, suicidatosi insieme alla sua amante perché non vuole succedere a suo padre. Sissi decide di vestirsi a nero per tutta la vita e di non sorridere mai più. Continua con i suoi viaggi, facendosi costruire un vagone apposta, continua con la cura maniacale di sè, che prevede anche lunghe cavalcate, continua a sostenere gli Ungheresi e la loro indipendenza, che sono gli unici che l'amano a tutt'oggi.
Muore a poco più di 60 anni per errore, perché al suo posto doveva esserci il cugino, e senza nemmeno accorgersi di essere stata pugnalata a morte.
Ma, sebbene abbia provata dell'antipatia per lei durante il mio viaggio in Austria (e devo dire che sono proprio gli austriaci che ci tengono a suscitare questo sentimento), in seguito l'ho rivalutata. Una donna moderna, troppo moderna per l'epoca, una donna forte, troppo forte per la corte austriaca, una donna che voleva cambiare le regole troppo presto per la storia. Una donna fedele a sè stessa e al marito (non si sa di amanti e quant'altro, come altre donne dell'epoca), solo insofferente alle regole del gioco. Certo il gioco era grande, ma non era stata nemmeno lei a volerlo, come biasimarla? E qui sta il grande dilemma, ragione o sentimento e quando è giusto seguire l'uno e quando l'altro? Ai posteri l'ardua sentenza!

La ricetta che ho scelto per ricordare Sissi è la Sacher di cui era golosissima. In realtà è una rivisitazione della Sacher, meno grassa grazie al fatto che non c'è un briciolo di burro... Con questo non dico affatto che sia una torta dietetica, ma sicuramente meno pesante dal punto di vista calorico, il che non guasta mai! Chissà se Sissi l'avrebbe apprezzata...
La ricetta viene da Torte al cioccolato, n. 2, dell'Accademia Maestri Pasticceri Italiani, Scuola di Pasticceria, di La Cucina del Corriere della Sera, pag. 81 senza nessuna modifica (incredibile, ma vero!).




Sacher my way
Per l'impasto:
250 gr di cioccolato fondente al 60% (Venchi è senza glutine)
6 uova
200 gr di zucchero di canna
150 gr di mandorle in polvere
Per la glassa:
3 cucchiai di confettura di albicocche
150 gr di cioccolato fondente
1,4 dl di panna fresca
Per decorare
Mandorle pelate
Spezzettate il cioccolato in una ciotola e fatelo fondere a bagnomaria, o al microonde. Sgusciate 5 uova e montate gli albumi a neve. In un'altra ciotola montate i tuorli e l'uovo rimasto, con lo zucchero fino a quando saranno densi e spumosi.
Aggiungete la farina di mandorle al cioccolato fuso, quindi le uova con lo zucchero e una cucchiaiata di albumi e mescolate. Aggiungete, infine, gli albumi montati a neve mescolando dal basso verso l'alto, delicatamente.
Versate il composto in una teglia imburrata e coperta con la carta forno, oppure in uno in silicone e cuocete in forno già caldo a 170 gradi non ventilato (160 ventilato)per 40-45 minuti. A cottura ultimata, fate riposare per 10 minuti e poi sformate ili dolce su una gratella e lasciatela raffreddare.
Scaldate la confettura in un pentolino e spalmatela sulla torta con una spatola. Nel frattempo riscaldate la panna in un pentolino senza farla bollire e aggiungete il cioccolato spezzettato, dopo aver spento il fuoco, e fatelo sciogliere. Fate raffreddare leggermente per far rapprendere un po' la glassa e poi versate sulla torta. Guarnite cospargendo la superficie con le mandorle spezzettate grossolanamente.
Suggerimenti:
- vi consiglio di mettere la torta sua una gratella con sotto un vassoio per versare il cioccolato fuso, in maniera tale da evitare che si sporchi il piatto da portata;
- state attenti al cioccolato e alla farina di mandorle se preparate la torta per un celiaco e assicuratevi che siano senza glutine controllando le etichette.
- infine, provoca grande assuefazione...

Domani non dimenticate di passare da EliFla, venerdì da Mapi, lunedì da MT e martedì dagli Assaggi di Viaggi e così per tre settimane. La quarta settimana toccherà alle (st)Renne per un mese che questa volta sono: Eleonora, Mai, Patti, Gaia e Greta.
Se volete diventare anche voi (st)Renne per un mese e vincere un magnifico week end per due persone all'Agriturismo Baglio Costa di Mandorle (TP),


non vi resta che preparare una ricetta in tema assolutamente PRIVO DI GLUTINE e linkarmela qui, esponendo il banner. Avete tempo fino al PRIMO DI APRILE a mezzanotte.
Non mi resta che salutarvi e augurarvi in bocca al lupo!

A presto

Stefania Oliveri

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